disseminazioni:Mi avevi atteso, qualche minuto, a quel tavolo. Scegli pure per me, il vino, il cib
disseminazioni: Mi avevi atteso, qualche minuto, a quel tavolo. Scegli pure per me, il vino, il cibo, ti avevo detto. Prepara il nostro pasto, nell’attesa di me. Sapevi che altre scelte le avevo già fatte, io, e del resto anche la tua l’avevi fatta, da tempo - l’unica scelta che conta. Quando sono arrivato, mi sono seduto, hai sorriso senza dirmi niente, un sorriso di felicità pura, senza sottintesi, neppure un’ombra per il mio ritardo, sul tuo viso. Ti ho guardata, ti ho osservata, ti ho chiesto di spostarmi, solamente, un poco lontano dal tavolo, per osservarti tutta, fino ai piedi, un istante. Il tuo trucco, il tuo aspetto, il tuo abito. Come l’avevo voluto. Hai scostato un poco la gonna, su un lato. Il cameriere ci versava il vino, intanto.Le tue autoreggenti, il pensiero della tua pelle nuda, a contatto con la sedia, a contatto con la mia, fra non molto. Abbiamo parlato, tanto. Non di altro, sempre e solo di me e di te, di quello che abbiamo vissuto, insieme, di quello che vivremo, ancora….Fra una parola e l’altra, ti ho chiesto delle mutandine. Le avevi indossate, mi hai detto. Quelle, che ti avevo regalato io, delicate, leggere,nere, trasparenti.Le ho indossate, mi hai detto. Come mi hai chiesto tu. Tutt’a un tratto, la sala era piena, eravamo sazi - eravamo affamati, di noi. Ho accostato le mie labbra alle tue, ho avventato le mie spalle, le mie braccia, su di te, come avvolgendoti. La tua mano mi accarezzava la nuca, dando coraggio e forza alla mia erezione, che ormai mi guidava a te. Non sapevi fin dove sarei arrivato, sentendo la mia mano risalire, lungo le tue calze. Hai schiuso le ginocchia, non appena le ho sfiorate, e più ancora hai allargato le gambe, mentre la mia mano raggiungeva la pelle nuda, calda, dell’interno delle cosce, stanche di stringersi composte, e sole. Non ho più tardato, e lì, dove la tua mutandina stava come io ti avevo chiesto, già scostata, accostata tutta su un lato delle labbra, sporgenti, della tua fica - “avrai le mie mutandine, ma le indosserai in modo che il tuo buco sia scoperto, durante la nostra cena”, ti avevo detto - hai sentito la punta del mio dito arrivare, non come una domanda, come un sì, piuttosto. Ti è scivolata nella carne già aperta, come il più necessario degli abbracci, e dalla tua bocca, che all’istante si è spalancata, attorno alla mia, come se volessi ingoiarle, le mie labbra, la mia lingua, la mia saliva, tutta - ho sentito che per te non ero rimasto che io, al mondo, in quell’istante. Che non eravamo soli, eppure lo eravamo.Che eri mia, qualunque fosse il luogo, il momento. Che il mio sì era il tuo, la mia necessità, qualunque fosse - nient’altro, che la tua. -- source link
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